CENSIMENTO FLORISTICO DELLA ROMAGNA

Club Alpino Italiano – Sez. di Imola

Società per gli Studi naturalistici della Romagna

CEAS – Imola

 

Lunedì 11 maggio, ore 20:45, sede CAI

 

PRESENTAZIONE DEL PRIMO VOLUME DEL CENSIMENTO FLORISTICO DELLA ROMAGNA

 

Perché è importante sapere quali piante nascono da sole in un determinato territorio? Serve, innanzi tutto, per integrare i dati meteorologici e analizzare i cambiamenti climatici in atto, per valutare l’impatto ambientale di determinate opere, per capire meglio il valore naturalistico di parchi, biotopi ed aree protette e, non da ultimo, capire quanto dannosa o utile possa essere l’attività agricola o industriale in una determinata zona.

Con un convegno tenutosi al Museo di Scienze naturali di Cesena nel 2016, promosso dalla Società per gli studi naturalistici della Romagna, è partito un dettagliato censimento di tutte, proprio tutte, le specie vegetali presenti nel territorio della parte orientale della nostra regione.

Il grande naturalista forlivese Pietro Zangheri provò a delineare una regione naturalistica romagnola, area generalmente accettata che comprende, oltre alle provincie di FC, RN e RA, anche lembi di quella di Pesaro-Urbino, la Romagna Toscana, con confine, ad occidente, sul fiume Sillaro; ne consegue che il nostro territorio viene a ricadere nell’area indagata.

Da un paio di secoli esistono le “flore”, l’elenco delle specie vegetali presenti in una nazione od in una parte di essa ma qui si tratta di scendere nel dettaglio, di riportare su carte a grande scala questa presenza e vederne anche la distribuzione esatta, quasi punto per punto. L’idea nacque in area tedesca col progetto della cartografia floristica dell’Europa Centrale. Venne scelto di rappresentare la distribuzione delle specie mediante un reticolo cartografico la cui unità è di 11 x 13 km. Per fornire un maggior dettaglio, ogni unità è divisa in 4 parti uguali chiamati quadranti. Alla fine si sono ottenute delle tavole, cioè la carta della regione con sovrapposta la griglia sopra descritta con eventuali crocette o puntini nei quadranti per indicare la presenza della specie in esame. L’individuazione dei fiori, in natura, non è però l’unico dato da prendere in considerazione; valgono anche gli elenchi floristici degli studiosi del passato ed i campioni conservati negli erbari, ovviamente sottoposti a revisioni critiche. Una volta effettuati i rilevi sul terreno, il software può rispondere a vari quesiti. Rarità, estinzioni, nuove comparse, biodiversità possono saltare agli occhi con un click.

A undici anni dall’inizio dei lavori, coi rilievi ancora in corso, siamo a oltre 250.000 segnalazioni, con una media di 400 specie (piante differenti le une dalle altre) per quadrante nelle le aree ad agricoltura intensiva della pianura e le 800-900 ed oltre in collina e montagna. Stimiamo di arrivare tra le 2500 e le 3000 specie, comprese le sottospecie. Come costole del censimento abbiamo già dato alle stampe la flora della Repubblica di San Marino e quella della Vallata del Sillaro. Cosa ci dicono questi anni di studio? Che stanno diffondendosi parecchie piante dell’Italia centro-meridionale e rarefacendosi quelle amanti del freddo. L’alloro, il leccio, l’alaterno e il laurotino sono presenze frequenti, specialmente non lontano dai giardini da dove gli uccelli hanno preso a diffonderle. Si incomincia a trovare, anche in pianura, il leccio, una quercia amante dell’asciutto al posto della farnia, quercia amante dell’umidità, nel contesto di una forte riduzione delle piante legate all’acqua per lo scomparire delle zone umide e per i drammatici periodi di siccità, sempre più prolungati e frequenti. Poi c’è la globalizzazione e l’incremento vertiginoso delle specie esotiche, a volte infestanti. La vite di Kober, portainnesto per la viticultura nordamericano, è il rampicante dominante in pianura e l’ailanto asiatico cresce, ad una velocità impressionante, ovunque l’uomo interviene pesantemente con scavi e disboscamenti, fino alle più alte colline. Attorno alle autostrade, alle ferrovie e ai porti, i semi, provenienti dai quattro continenti, germogliano e si diffondono un po’ ovunque, coi relativi parassiti e le relative malattie. Si tratta di un problema che riguarda in special modo la Val Padana dove, complessivamente, queste piante aliene sono circa il 20% del totale. Un insieme di conferme scientifiche per quello che, purtroppo, è sotto gli occhi di tutti.

 

A 60 anni dal titanico lavoro individuale di Pietro Zangheri, sarà in uscita, nel prossimo mese di aprile, il primo volume della Flora della Romagna; parte generale, felci, equiseti e gimnosperme. Sarà on-line e scaricabile gratuitamente. Nel 2027 è prevista l’uscita del secondo dedicato alle circa 700 monocotiledoni poi, a cadenza annuale, le dicotiledoni e le conclusioni. Undici sono gli autori di questa “Flora” tra cui Antonio Zambrini per la zona imolese e Marinella Frascari per la vallata del Sillaro con una trentina di rilevatori che hanno battuto tutti i territori e quasi cento contributori locali. Relatore della serata sarà il dr. Sergio Montanari, curatore dell’opera.